
In una piccola stamperia o in un laboratorio di stampa flexografica, la contaminazione microbica sui rotoli, sulle tele di stampa e sui supporti su cui avviene la stampa rappresenta un problema serio. Questa contaminazione provoca la necessità di rifare il lavoro, genera odori sgradevoli e riduce l’efficienza produttiva. La vera domanda non è se i raggi UV siano in grado di eliminare i funghi: la domanda fondamentale è se la lampada sia in grado di fornire una dose adeguata in modo costante.
Cosa è davvero importante
L’efficacia dei raggi UV dipende dall’intensità dello spettro emesso dalla lampada, e non da supposizioni. Per eliminare funghi e spore, la lunghezza d’onda di 254 nm è fondamentale, poiché è proprio in questa zona che avviene l’assorbimento del DNA/RNA. Le lampade che utilizziamo hanno un’intensità di emissione stabile a 254 nm, con un livello di irradiazione UVC preciso (in mW/cm²), misurato tramite un radiometro calibrato.
Allo stesso tempo, la polimerizzazione industriale avviene grazie all’allineamento della banda di assorbimento del fotoiniziatore – solitamente a 365 nm o 395 nm – per ottenere una polimerizzazione ottimale senza rischi di sotto-polimerizzazione o surriscaldamento. Controlliamo l’intensità di irradiazione, la uniformità della dose e il tempo di esposizione, in modo che la lampada possa svolgere sia il ruolo di strumento per il controllo microbiologico che quello di strumento per la polimerizzazione dei materiali. La geometria dei riflettori e gli strati dichroici permettono di dirigere i raggi UV verso il bersaglio, riducendo così lo spreco di energia. Inoltre, le lampade sono protette da involucri in quarzo privi di ozono, per evitare che l’operatore venga esposto a livelli eccessivi di radiazioni.
Perché questo sistema è adatto alle piccole e medie stamperie
Questo sistema è stato progettato tenendo conto delle specifiche delle piccole e medie stamperie: spazi limitati, velocità di stampa variabili e budget ridotti che richiedono grande disciplina nella gestione delle risorse. Il dispositivo può essere integrato nelle linee di stampa UV esistenti, senza la necessità di modificare l’intera macchina. Inoltre, garantisce dosi coerenti anche su larghezze di supporto diverse.
Si può quindi aspettare una maggiore efficienza produttiva, con meno cicli di stampa necessari, e una riduzione significativa della presenza di fungi sui rotoli e sui supporti. Il consumo energetico è inferiore rispetto a molti sistemi tradizionali a base di mercurio. Inoltre, si può monitorare la durata di vita della lampada grazie a una curva di degrado prevedibile, permettendo così di pianificare la manutenzione in modo efficace.
I dettagli che garantiscono l’efficacia del sistema
L’installazione richiede semplicemente di allineare correttamente i riflettori e di verificare che l’intensità di irradiazione sia quella desiderata. Un allineamento errato compromette rapidamente l’efficacia del sistema. È importante assicurarsi che il supporto e l’inchiostro siano compatibili tra loro: alcuni rivestimenti e pigmenti assorbono la luce a lunghezze d’onda inferiori a 300 nm, il che può influire negativamente sulla polimerizzazione. Bisogna trattare la lampada come una variabile di processo da controllare attentamente: bisogna misurare la dose di irradiazione, registrare l’orario di funzionamento della lampada e sostituirla in base ai valori misurati, e non in base al calendario.